Capunti al grano arso con salicornia e vongole

Questa ricetta prende spunto da un luogo meraviglioso, Il Trabucco da Mimì a Peschici. Un piatto che vuole cogliere il bello del Gargano, per raccontare tradizioni, amore e semplicità. Scoprite il Gargano, ora più che mai!

La terra che mi ha cresciuta per più di diciotto anni, il Gargano. Un luogo che sa stupire, perché diciamocelo madre natura è stata generosa con noi è ci ha offerto tutto: mare, montagne, foreste, laghi. Purtroppo l’uomo non sempre è in grado di preservare queste bellezze, dimostrazione sono le ultime notizie di cronaca che hanno toccato il Gargano.

Per fortuna, però, di bella gente ce né e anche tanta, persone che si rimboccano le maniche e lavorano per migliorare il proprio territorio. Allora lasciamo in un angolo le cose brutte e soffermiamoci sul bello: il Gargano una terra da scoprire e da vivere!

In questo mini racconto vi parlo di Peschici, Vieste, dei trabucchi, di Mimì e già che ci siamo vi racconto anche di una ricetta. Come anticipato, questo piatto trae ispirazione dal menù del ristorante il Trabucco da Mimì. Al suo interno due ingredienti a me cari: la salicornia e le vongole.

Partiamo insieme per un One day tour sul Gargano

Ore 9: incontro, davanti al Blue Bar di Angelo a Cagnano Varano (il mio paesello), con Maria e Tommaso, due cari amici. Colazione e via, destinazione Vieste. Facciamo la litoranea e dopo tante curve e tanti panorami arriviamo a destinazione.

Ore 10.30: ci immergiamo, non nell’acqua purtroppo,  nel centro storico medioevale di Vieste. Vicoli bianchi, negozietti, tanti ristorantini, con un odorino di pesce niente male, e vedute mozzafiato.

Cosa vedere a Vieste

  • 🏖  L’isolotto di Santa Eufemia, con il suo faro, situato a circa 300 metri di distanza dal paese. Il faro non è più abitato e si può raggiungere solo tramite imbarcazione privata. Tuttavia è visibile da tanti punti del paese e a noi è bastato;
  • 🏖 Il Castello Svevo, visitabile al suo interno solo in determinate occasioni, poiché è sede militare;
  • 🏖 Il centro storico, a patto di non andare con i tacchi o con scarpe scomode
  • 🏖 La Cattedrale, situata non molto distante dal Castello.
  • 🏖 Pizzomunno, un monolite in pietra calcarea, diventato un po il simbolo della città.

 

Dopo vari su è giù per Vieste decidiamo di procuraci del cibo e ci dirigiamo proprio sulla spiaggia che ospita Pizzomunno.

Ore 13.30: pranzo sdraiati sul lettino. Per me focaccia con melanzane, pomodorini e mozzarella, mio marito, invece, ha optato per burrata e pomodorini.

Il bagno, naturalmente prima del pasto!

Ore 17 circa: Di nuovo in macchina, direzione Peschici.

La litoranea, nonostante le curve, è la scelta migliore. Andatura da crociera e panorami a volontà.

Peschici è un pochino la mia seconda casa estiva; da adolescente e fino ai trent’anni circa ho passato molte serate in questo gioiellino di paese. Si andava a ballare al Grecale, o in altre discoteche, ma non prima di aver sorseggiato un bicchiere di fragolino seduti sulle scale dell’enoteca storica del paese.

I tempi passano e le discoteche non fanno più per noi…

Con il sole che picchia meno forte e con il parcometro che picchia e basta, visto che abbiamo parcheggiato a ridosso del centro storico al costo di 1 euro ogni 30 minuti (tranquilli basta spostarsi di poco e i prezzi scendono), ci incamminiamo per le stradine del centro storico. Prima tappa la Gelateria da Michel!

Andate, non ve ne pentirete. A noi, e soprattutto a Tommaso ,il gelato è piaciuto assai. I gusti richiamano le tradizioni culinarie del Gargano:

  • 🍦Menele atterrate, cioè le mandorle tostate e ricoperte di cioccolato;
  • 🍦Sapori peschiciani, cioccolato, salsa ai fichi e mandorle tostate;
  • 🍦U crustl, un dolce tipico delle nostre parti durante il periodo natalizio;
  • 🍦Gelato al vincotto, il gelato del pastore con la ricotta di pecora, e tanti altri gusti. Mi dicono che in alcuni giorni trovi anche il gelato al caciocavallo!

Dopo la sosta ci incamminiamo per le viuzze peschiciane, anche qui i sali e scendi non mancano, essendo Peschici arroccata su un cucuzzolo. Raggiungiamo il belvedere e ci facciamo catturare per alcuni minuti dai colori del mare, dalle scie delle barche, dalle coste e dalla vista del trabucco che di lì a poco avremmo visitato.

 

Ma cosa sono i trabucchi?

Se avete avuto la fortuna di viaggiare sulle coste garganiche, ma anche in Abruzzo e Molise, vi sarà sicuramente capitato di vedere delle strane costruzioni a ridosso del mare. Frutto dell’ingegneria degli abili pescatori, i Trabucchi, sono macchine da pesca. Cavi, assi, reti, legno di recupero, strutture che sembrano pericolanti al solo sguardo, eppure sono lì da decenni, e con la loro anima solida resistono alle intemperie del mare, al peso degli anni e delle reti che sollevano.  Il meccanismo alla base della pesca è tutto manuale, non esistono motori ma solo braccia possenti che girano l’argano per tirare su le reti e il pescato. Potete vedere un video girato sul trabucco, che mostra un momento della pesca. Non fate caso al mio accento “tipico terronese”, visto che sono io la speaker…

 

In molti trabucchi sparsi sulle nostre coste è possibile gustare dei pranzi o delle cene deliziose, o semplicemente godere di uno splendido tramonto e di un aperitivo, come quello al Trabucco da Mimì. 

Mimì non c’è più, purtoppo. A tramandare la tradizione di famiglia ci sono i figli e i nipoti che hanno saputo cogliere al meglio i cambiamenti, offrendo la qualità della tradizione con uno sguardo al futuro. La storia di Mimì e della sua consorte risale al 1965, quando ritornati dal Canada decisero di investire i loro soldi e il loro futuro in questo splendido trabucco. Mimì pescava e Lucia cucinava per i turisti, che incuriositi si spingevano fino al trabucco. Oggi come allora l’odore del pesce e della buona cucina lo senti subito, non appena metti piede sul trabucco. L’atmosfera è quasi surreale, soprattutto al tramonto, quando centinaia di persone si riversano sugli scogli, prontamente organizzati dai gestori con cuscini e piccole sedute, per ammirare il sole e per osservare il trabucco all’opera.

Non aggiungerò altro, a parlare saranno le immagini che troverete non solo nell’articolo, ma anche sulle mie pagine social: Facebook e Instagram.

Il viaggio è giunto al termine, soddisfatti e felici ci incamminiamo verso il paesello. Voglio dedicare a questa giornata una ricetta: Capunti al grano arso con vongole e salicornia.

Prima di elencarvi gli ingredienti e le modalità di cottura, qualche accenno sulla salicornia.

Cos’è la salicornia o asparago di mare

E’ una pianta spontanea molto diffusa sull’Adriatico nelle prossimità di paludi, laghi e mare. Resiste su terreni difficili per altre piante, come per esempio all’interno delle saline (in un recente viaggio alle Saline di Margherita di Savoia ho visto molte piante di salicornia). La pianta cresce a cespuglio,  il periodo di raccolta è quello estivo. In commercio la si trova nelle pescherie ben fornite o nei negozi biologici, o nei mercati dei paesi del Gargano. In quest’ultimo caso i prezzi saranno decisamente più bassi. Io ho acquistato la salicornia a Cagnano Varano nel mercato del paese, al prezzo di un euro al chilogrammo! La pianta è ricca di sali minerali e di vitamine e ha proprietà diuretiche e depurative. E’ usata anche in cosmetica per le sue proprietà idratanti.

Come si cucina la salicornia? Si immerge il cespuglietto in acqua bollente per 15/20 minuti circa e poi si separa la polpa carnosa dal ramoscello centrale. La procedura è molto semplice e veloce. A questo punto potete sbizzarrirvi nelle ricette: utilizzatela semplicemente come contorno, con olio e limone, fatela sott’olio, cucinatela con la pasta, abbinatela al pesce, fate una frittata.

 

Nella ricetta di oggi la trovate accostata alle vongole e al grano arso.

Ingredienti per 4 persone per: capunti al grano arso con vongole veraci e salicornia

1 chilogrammo di vongole veraci

300 g di salicornia già sbollentata

olio evo

aglio e peperoncino

400 g di capunti al grano arso

 

Fate spurgare le vongole almeno un’ora in acqua salata. Mettete la pentola dell’acqua per cuocere la pasta. In una padella, abbastanza capiente per spadellare tutto insieme, fate soffriggere l’aglio con il peperoncino e abbondante olio d’oliva (almeno 6 cucchiai). Buttate le vongole nella padella e fate andare a fuoco moderato fino a che le vongole non saranno ben aperte.

Nota: le vongole che dopo la cottura avranno ancora il guscio chiuso vanno scartate.

Aggiungete la salicornia sminuzzata. Nel frattempo buttate la pasta e a cottura avvenuta mantecare tutto nella padella. Tenete da parte sempre un pochino di acqua di cottura, potrà servire per la mantecatura.

Non mi resta che dirvi due cosine: visitate il Gargano e provate la mia ricetta!

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