Polpette di polenta con provola e funghi

La polenta è un tipico piatto autunnale ed invernale, diffuso prevalentemente al nord. Un piatto versatile, che permette diversi accostamenti. E con la polenta che avanza si possono fare una sacco di cose. Vediamo insieme alcune ricette del riciclo, perché non solo non si butta via niente, ma soprattutto si cerca di rendere gli “avanzi”, piatti super gustosi!

Io amo la polenta e la mangio da sempre. Pur essendo un piatto tipicamente nordico, nel mio paese, Cagnano Varano, situato nella splendida Puglia, si usa tanto e si fanno diverse ricette con la farina di mais. Mi ricordo che c’era un signore che aveva un piccolo mulino e che vendeva la farina o ti macinava il mais. La regola era prenderne poca alla volta, perché la farina di mais macinata al momento è tutt’altra cosa.

Ora, scansando subito ogni dubbio… io voto NO per la polenta istantanea! E dico sì alla farina di mais acquistata da produttori locali, che con amore ci permettono di gustare questo piccolo capolavoro della natura.

Il nostro fornitore preferito, anche adesso che viviamo al Nord, è Umberto, dell’azienda agricola Umberto di Pietro di Capena, e da lui compro sia la farina per fare pizza, pane e dolci, che la farina di Mais Quarantino, una vera bontà.

Qualche giorno fa ho ricevuto il pacco… con 25 kg di farine, e la prima cosa che ho fatto è fare la polenta con il sugo di salsiccia. Io abbondo sempre con le dosi, così da conservare una parte in frigo per altre preparazioni, come le polpette della ricetta di oggi!

Le polpette di polenta sono buonissime, e possono essere farcite con tutto quello che ci pare. Nel mio caso avevo dei funghi porcini e una bella provola fresca artigianale, presa in un’azienda a Rogeno (LC), La Fattoria Dassogno. Insomma tutti prodotti artigianali fatti con il cuore.

Per fare la ricetta di oggi occorre preparare la polenta. E io la faccio in questo modo:

In una pentola capiente verso, per 4 persone, 2 litri d’acqua, metto un cucchiaino di sale e un filo d’olio e porto a bollore. Con una frusta creo un vortice nella pentola e verso a filo 500 g di farina di mais, continuando a mescolare. Qualche volta mi capita che si formino dei grumi, e con il tempo ho studiato un piccolo trucco che mi risolve il problema. Prendo un frullatore ad immersione e frullo per qualche secondo, fino a quando non spariscono i grumi. La polenta deve cuocere per più di 45 minuti e deve essere mescolata spesso.

Quando la polenta è pronta, versatela in una teglia rettangolare, io uso quella per la lasagna, e fatela raffreddare.

Una volta fredda realizziamo le polpette. Prendete una manciata di polenta e lavoratela con le mani precedentemente inumidite, il procedimento è simile a quello degli arancini. Create una fossetta al centro e mettete il ripieno, richiudete formando una pallina e posizionate la polpetta su una teglia rivestita da carta forno. Procedete fino ad esaurimento. Quando tutte le polpette sono pronte non resta che panarle.

Per la panatura io faccio così:

  • In un piatto metto 100 g di farina 0 e aggiungo poca acqua, fino a formare una pastella abbastanza liquida.
  • Passo le polpette nella pastella e poi nel pane grattugiato e le posiziono sempre sulla teglia con la carta da forno.

Quando le polpette sono tutte panate non vi resta che friggerle.

Accompagnate le polpette con una insalatina mista e buon appetito.

Oltre alle polpette con la polenta avanzata si possono fare delle gustose tartellette! Fate così. Mettete la polenta rimasta in un contenitore rettangolare e stendetela in modo che l’altezza sia di circa un centimetro e mezzo, massimo due. Riponete in frigo e il giorno dopo tagliatela a fette, posizionatela sulla carta forno con un filo d’olio e cuocete per qualche minuto con la modalità grill, in modo da fare una bella crosticina. Per la farcitura largo alla fantasia. Nel mio caso ho fatto una farcia doppia: amatriciana (con guanciale, pelati e pecorino romano) e taleggio e funghi.

Prima di salutarvi, condivido con voi un’altra ricetta che amo particolarmente. È una ricetta alla quale tengo molto, perché legata alla mia infanzia e ad alcuni corso che ho realizzato al Mercato Contadino dei Castelli Romani.

Le “Pizzaredde di mais”

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